GLOSSARIO

23 ottobre 2008

Azione: è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società. Il possesso di (almeno) una azione è la condizione necessaria per essere soci di una società per azioni o in accomandita per azioni. Il ricorso alle azioni consente di scambiarle più facilmente all’interno del mercato azionario. Il valore complessivo delle azioni di una società è detto capitalizzazione. È possibile emettere diverse tipologie di azioni. All’interno di ciascuna categoria le azioni devono essere uguali e offrire uguali diritti. Le azioni ordinarie danno al possessore diritti amministrativi, patrimoniali e misti, tra i quali il diritto di partecipare alle assemblee ordinaria e straordinaria, il diritto alla ripartizione degli utili e a una quota di liquidazione nel caso di scioglimento della società. Le azioni privilegiate, di risparmio e di godimento, attribuiscono invece diritti e doveri diversi (potremmo dire “maggiori”) rispetto alle azioni ordinarie.

Banca: è un’impresa che fornisce alla clientela mezzi di pagamento e di intermediazione tra offerta e domanda di capitali. I capitali offerti provengono per lo più dalle famiglie, i capitali “domandati” sono invece richiesti soprattutto dalle imprese.

Banca Centrale (in gen): è l’istituzione indipendente che si occupa di gestire la politica monetaria di un paese o di un’area economica che condivide la stessa moneta.

Banca centrale europea (BCE): è la Banca centrale incaricata dell’attuazione della politica monetaria per i 15 paesi dell’Unione europea e all’interno della “zona-euro”. Si tratta di paesi che hanno ovviamente aderito all’euro e lo hanno adottato come moneta unica.

Lo scopo principale della Banca centrale europea è quello di tenere sotto controllo l’andamento dei prezzi, mantenendo il potere d’acquisto nell’area dell’euro; la BCE infatti esercita il controllo dell’inflazione nell'”area dell’euro”, contenendo con opportune politiche monetarie il tasso di inflazione di medio periodo ad un livello inferiore (ma tuttavia prossimo) al 2%. Le politiche monetarie consistono nel controllo della base monetaria e nella definizione dei tassi di interesse. Un ruolo analogo di contenimento dell’inflazione è svolto in America dalla Federal Reserve.

Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (meglio nota come Banca Mondiale o World Bank nella dizione inglese): è un organismo internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, istituito il 27 dicembre 1945 insieme al Fondo Monetario Internazionale, a seguito della conferenza di Bretton Woods del 1944. La Banca Mondiale ha sede a Washington e nasce con lo scopo di finanziare la ricostruzione e lo sviluppo nei paesi coinvolti nella seconda guerra mondiale. Successivamente, il suo scopo è stato allargato al finanziamento dei paesi in via di sviluppo tra gli stati membri, solitamente in cambio dell’adozione di politiche liberiste. In base all’atto istitutivo, la Banca Mondiale:

· favorisce la ricostruzione e lo sviluppo dei territori dei paesi membri facilitando l’investimento di capitale a scopi produttivi;

· promuove l’investimento privato estero, fornendo garanzie o partecipando a prestiti

· integra l’investimento privato, erogando, a condizioni più favorevoli di quelle di mercato, risorse finanziarie da destinare a scopi produttivi.

Il funzionamento operativo della banca è assicurato dai versamenti delle quote a carico dei paesi membri. Attualmente le attività della Banca Mondiale sono focalizzate sul finanziamento dei Paesi in via di sviluppo in campi quali l’educazione, l’agricoltura e l’industria; in cambio, ai paesi beneficiari viene richiesta l’attuazione di misure politiche tese alla limitazione della corruzione, al consolidamento della democrazia, alla crescita economica in termini di PIL ed all’apertura di canali commerciali stabili con l’estero.

Bolla speculativa: fase di mercato caratterizzata da un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi, dovuto ad una crescita della domanda estremamente rapida e limitata nel tempo.

Buono Ordinario del Tesoro (BOT): un titolo senza cedola, di durata inferiore o uguale ai 12 mesi, emesso dal governo italiano per finanziare il debito pubblico.

Economia (dal greco [òikos], ‘casa’ e [nòmos], ‘regola’, cioè “amministrazione della casa”). È la scienza che studia la produzione, la distribuzione ed il consumo dei beni e dei servizi. Ma quando è nata l’economia come scienza? In senso moderno, è nata con la Rivoluzione Industriale. Il fondatore dell’economia moderna è considerato Adam Smith. Nei due secoli successivi molti economisti hanno esposto le loro idee: tra questi David Ricardo, John Stuart Mill, Léon Walras e Karl Marx (chiamati di solito ‘economisti classici’). Il pensiero economico del Novecento è stato invece influenzato in modo rilevante dalle opere di John Maynard Keynes e – successivamente – dai numerosi interpreti del suo pensiero, chiamati spesso ‘neoclassici’ in contrapposizione agli autori precedenti. Ricordiamo qui tra gli italiani il nome di Franco Modiglioni. In risposta alle idee keynesiane si è assistito, a partire dagli anni settanta, alla ripresa di vigore di teorie liberiste, ispirate dalla scuola di Chicago guidata da Milton Friedman.

Fondo Monetario Internazionale: è una organizzazione internazionale che, nell’Accordo Istitutivo dei propri scopi, annovera i seguenti obiettivi:

* promuovere la cooperazione monetaria internazionale;

* facilitare l’espansione del commercio internazionale;

* promuovere la stabilità e l’ordine dei rapporti di cambio, evitando svalutazioni competitive;

* dare fiducia agli Stati membri rendendo disponibili, con adeguate garanzie, le risorse del Fondo per affrontare difficoltà della bilancia dei pagamenti;

* in relazione ai i fini a cui abbiamo appena accennato, abbreviare la durata e ridurre la misura degli squilibri delle bilance dei pagamenti degli Stati membri.

In particolare il F.M.I. dovrebbe regolare la convivenza economica e favorire lo sviluppo del sud del mondo. Il FMI, ma anche la Banca Mondiale, erano state pensate per creare un sistema di coordinamento e controllo delle politiche economiche degli Stati a livello internazionale, in modo da evitare il ripetersi di crisi economiche disastrose come quella del 1929. In particolare il Fondo Monetario doveva occuparsi di economia monetaria e la Banca Mondiale di ricostruzione e sviluppo. Tuttavia nel corso degli anni il ruolo del FMI è stato ridefinito. Oggi il FMI si occupa per lo più di concedere prestiti agli Stati membri in caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti. Il FMI si occupa anche della ristrutturazione del debito estero dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Il fondo impone di solito a questi paesi dei piani di aggiustamento strutturale, che sono la condizione per ottenere prestiti o condizioni più favorevoli per il rimborso del debito. Questa è la parte più controversa della sua attività. Questi piani sono infatti modellati su una visione neoliberista dell’economia e sulla convinzione che il libero mercato sia la soluzione migliore per lo sviluppo economico di questi paesi. Tra i punti principali essi di solito comprendono la svalutazione della moneta nazionale, la riduzione del deficit di bilancio – da conseguire con forti tagli alle spese pubbliche e aumento delle imposte (e quindi privatizzazioni massicce) – e infine l’eliminazione di qualsiasi forma di controllo dei prezzi.

[Il FMI, ma anche la Banca Mondiale, costituiscono le due cosiddette “istituzioni di Bretton Woods”. Bretton Woods è una cittadina nello stato del New Hampshire con vista sul famoso Monte Washington. A Bretton Woods ha sede il Mount Washington Hotel, dove nel 1944 si tenne la Conferenza di Bretton Woods: da quella conferenza ebbero origine la Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).]

Finanza: è la disciplina che studia processi con cui individui, imprese, enti, organizzazioni e stati gestiscono i flussi monetari nel tempo [vale a dire raccolta, allocazione e usi]. Se l’economia è la scienza che studia le modalità di allocazione di risorse limitate tra usi alternativi al fine di massimizzare la propria soddisfazione, la finanza è quella scienza che studia le modalità di allocazione del denaro tra usi alternativi, al fine di massimizzare la propria soddisfazione. La Finanza si occupa poi degli strumenti finanziari, attraverso i quali avvengono gli scambi di flussi di denaro tra individui, imprese e Stati, oltre che dei mercati sui quali tali strumenti finanziari vengono negoziati.

Finanza comportamentale e l’economia comportamentale: sono ambiti strettamente legati, che applicano la psicologia cognitiva alla comprensione delle decisioni economiche, e cercano di capire come queste decisioni si riflettono sui prezzi di mercato e sull’allocazione delle risorse. In particolare, entrambe si interessano alla razionalità, o meglio alla sua mancanza, nei comportamenti degli agenti economici. Una metafora dal sito www.finanzacomportamentale.it/, il portale dedicato a questo argomento. Immaginiamo di dover partire in automobile per le nostre vacanze e di voler pianificare una cosiddetta “partenza intelligente”, vale a dire cercare di raggiungere la nostra località di destinazione nel minor tempo possibile, battendo gli altri automobilisti. Per farlo dovremo elaborare una strategia sul tempo, cioè considerare qual è il momento migliore per partire (cioè per investire, se parliamo in termini finanziari) ed elaborare una strategia operativa che riguarda le strade da percorrere (cioè, sempre in termini finanziari, la scelta dei mercati e degli strumenti finanziari adatti su cui operare). La finanza comportamentale ci viene incontro con due strumenti di pensiero: la Efficient Market Hypothesis [cioè Ipotesi del mercato efficiente] e la Random Walk Theory [che potremmo tradurre con “teoria del percorso casuale”]. La EMH sostiene che non è possibile trovare una strategia che concilii il momento migliore per la partenza con la strada da percorrere, perché tutti gli automobilisti condividono le stesse informazioni riguardo al traffico, cioè la partenza ed il percorso migliore da seguire. Dall’altro lato la RWT sostiene che tutti gli automobilisti scelgono, ogni volta che si mettono in strada,un percorso ed una partenza fondamentalmente a caso, perché non hanno elementi per decidere nel merito: quindi il traffico è ogni volta diverso e non esiste una strategia che permetta di anticipare le mosse altrui e quindi approfittarne. Peraltro, essendo del tutto casuale il traffico generato dagli automobilisti, lo studio dei passati comportamenti degli automobilisti non è predittivo, e quindi è inutile. In questo contesto la finanza comportamentale afferma che, in condizioni di incertezza, gli automobilisti mettono in atto non solo comportamenti ricorrenti, ma afferma anche che il traffico stesso (inteso come la somma dei comportamenti collettivi) presenta un andamento ciclicamente ricorrente che si può prevedere e di cui è appunto possibile approfittare. Da questa premessa deriva la convinzione che le piazze finanziarie non sono efficienti e pertanto esistono possibilità sistematiche di “battere” il mercato. Gli studi di finanza comportamentale vertono sul come e sul perché gli automobilisti prendano certi tipi di decisioni in determinate situazioni. È importante evidenziare la retroattività di certe previsioni sul mercato: le previsioni degli analisti finanziari vanno a modificare i risultati stessi di cui danno previsione allo stesso modo in cui la società autostrade, quando comunica attraverso i media, modifica il comportamento di alcuni automobilisti, mostrando prima delle partenze estive quelli che saranno i giorni affollati e le strade bloccate dal traffico.

Qui entra in gioco il concetto di saturazione delle strategie operative, che è facile comprendere continuando nella metafora, e cioè: se esiste davvero una strada ed un momento adatto per mettersi in marcia, allora ne potremo approfittare noi, i nostri familiari, gli amici, i parenti ma non molti altri di più, altrimenti quelle stradine che abbiamo scovato senza traffico finiranno con l’intasarsi se troppi automobilisti le percorrono.

Daniel Kahneman: psicologo, Nobel per l’economia nel 2002, docente alla Princeton University, USA. È nato nel 1934 a Tel Aviv, in Israele e ha la doppia cittadinanza USA e Israeliana. Ha ricevuto il premio – secondo la motivazione della Reale Accademia di Svezia – “per aver integrato argomenti della ricerca psicologica con le scienze dell’economia, con particolare riguardo ai processi decisionali e di giudizio nelle incertezze”. È l’unico psicologo ad aver mai ricevuto un Nobel!

Future: è un contratto a termine standardizzato per poter essere negoziato facilmente in Borsa. Con un contratto future le parti si obbligano a scambiarsi alla scadenza un certo quantitativo di determinate attività finanziarie ad un prezzo stabilito [nel caso di future su indici, le parti si impegnano a liquidarsi una somma di denaro pari alla differenza fra il valore dell’indice di riferimento alla stipula del contatto ed il valore dello stesso indice nel giorno di scadenza].

Globalizzazione: indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto principale è una marcata convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo. Il termine globalizzazione è di recente creazione. È stato utilizzato dagli economisti, a partire dal 1981, per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende. Il fenomeno invece va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici, politici, e delle interazioni su scala mondiale che in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione, specie a partire dagli anni ottanta. In campo economico la globalizzazione denota la forte integrazione nel commercio mondiale e la crescente dipendenza dei paesi gli uni dagli altri. Con la stessa parola si intende anche l’affermazione delle imprese multinazionali nello scenario dell’economia mondiale: in questo settore si fa riferimento sia alla produzione – spesso incentrata nei paesi del sud del mondo – sia alla vendita, che vede i prodotti di alcuni marchi molto sponsorizzati in commercio in quasi tutti i paesi del mondo.

Inflazione, dal latino inflàzio-inflaziònis, (“in/dentro” + “flatum/soffio”): indica la crescita nell’utilizzo di un determinato oggetto o comportamento. L’accezione più comune è ovviamente quella utilizzato in economia, dove indica un incremento generalizzato e continuativo del livello dei prezzi nel tempo. «Inflazione significa essere povero con tanti soldi in tasca» (Ugo Tognazzi)

Mercato: il luogo (anche in senso non fisico), in economia, in cui avvengono gli scambi economici; secondo un’altra definizione, il mercato è l’insieme della domanda e dell’offerta, cioè degli acquirenti e dei venditori. Una terza definizione vuole il mercato come il punto di incontro della domanda e dell’offerta.

Mercato finanziario: è un luogo ideale nel quale vengono scambiati strumenti finanziari di varia natura a medio o lungo termine. Un mercato finanziario consente il trasferimento del risparmio dai soggetti che lo accumulano (soprattutto le famiglie) ai soggetti che lo richiedono (imprese e stato). Questi ultimi sono definiti “soggetti in disavanzo finanziario” ed emettono strumenti finanziari (depositi bancari, azioni, Buoni Ordinari del Tesoro ecc..) che cedono ai “soggetti in avanzo finanziario” in cambio di moneta. In base agli strumenti finanziari scambiati, esistono mercati azionari, obbligazionari, dei derivati, delle opzioni, dei warrant, ecc. – mercati con proprie regole e proprie caratteristiche.

Obbligazione (spesso chiamata con il termine inglese bond): è un titolo di credito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al possessore il diritto al rimborso del capitale più un interesse. Lo scopo di un’emissione obbligazionaria (o prestito obbligazionario) è il reperimento di liquidità.

Offerta Pubblica di Acquisto (OPA): s’intende ogni offerta, oppure invito a vendere rivolto a terzi, o ancora ogni messaggio promozionale finalizzato all’acquisto di prodotti finanziari: quindi l’OPA è una sollecitazione al disinvestimento. Secondo il Regolamento CONSOB, si considera pubblica un’OPA se si rivolge ad un numero di soggetti superiore alle 100 unità e se riguarda un valore complessivo dei titoli oggetto di offerta pari a 2.500.000,00 euro. Le OPA sono divisibili in due tipologie fondamentali:

* volontarie: l’iniziativa proviene esclusivamente dall’offerente e può avere come oggetto qualsiasi tipo di strumento finanziario;

* obbligatoria: in questo caso, è l’ordinamento a costringere l’offerente se sussistono determinate condizioni, e può avere come oggetto solo azioni ordinarie [con diritto di voto sugli argomenti dell’articolo 105 del Testo Unico della Finanza] e che riguardano società italiane quotate in mercati regolamentati italiani. A loro volta, le OPA volontarie e obbligatorie possono configurarsi come:

* consensuali: quando il consiglio di amministrazione della società oggetto di scalata si pronuncia a favore dell’offerta;

* ostili: quando il consiglio di amministrazione della società oggetto della scalata si pronuncia a sfavore dell’offerta.

Orso e toro: con ogni probabilità, la simbologia deriva dal comportamento degli animali che la rappresentano. Il toro solleva il suo avversario verso l’alto con le corna. In un mercato toro, quindi, le quotazioni ed i prezzi vanno al rialzo, grazie all’euforia d’acquisto degli operatori di borsa. L’orso, invece, atterra l’avversario con una zampata: in un mercato orso gli operatori, prevedendo un declino dei prezzi, fanno scendere le quotazioni con i loro ordini di vendita.

Pensione: è la forma di remunerazione post lavorativa delle società industrializzate. In Italia la pensione è prevalentemente di natura pubblica, e viene erogata da enti di previdenza statali (come nel caso delle pensioni di guerra), ma esistono anche enti previdenziali parastatali, casse di ordini professionali e casse private – i cosiddetti “fondi pensione”. In altri paesi, dove lo stato sociale non prevede questa forma di assistenza, viene spesso erogata da società private su contribuzione volontaria. Sia in Italia che all’estero, la pensione “statale” può essere cumulata con forme “private”, che vanno sotto il nome di previdenza complementare. Chi sottoscrive una forma di previdenza complementare investe nel corso della propria vita lavorativa una parte variabile dei propri risparmi in appositi strumenti finanziari, detti ‘fondi pensione’. L’obiettivo è, ovviamente, quello di poter ricevere una pensione integrativa rispetto a quella di base.

Rating: è un metodo utilizzato per classificare sia i titoli obbligazionari che le imprese in base alla loro rischiosità. Si esprime attraverso un voto in lettere, voto in base al quale il mercato – per accettare quel determinato investimento – stabilisce un premio per il rischio da richiedere all’azienda. A rating più bassi corrisponde dunque un investimento più rischioso: quindi l’azienda sarà tenuta a corrispondere un premio più elevato per chi sosterrà i rischi connessi ai suoi titoli.

Rischio: in ambito economico-finanziario, si riferisce alla possibilità che il risultato di una qualsiasi operazione compiuta da un soggetto economico sia diverso da quello previsto “ex ante”. Il “rischio finanziario” quindi può essere definito come la variabilità o volatilità degli investimenti, e include tanto le perdite potenziali come i guadagni inaspettati.

Strumento derivato: è considerato ogni titolo il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni. Le variabili o i mercati alla base dei titoli derivati possono essere di varia natura: un’azione, un’obbligazione, un indice, una commodity (come il petrolio) o anche un altro derivato. Esistono quindi derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona! Diversamente dagli aumenti di capitale sociale o dai debiti, l’emissione di derivati è una modalità di finanziamento dell’impresa che può apparire a costo zero, perché a prima vista la loro emissione non tocca gli utili: interessa “solo” lo Stato Patrimoniale. Il costo tuttavia c’è, altrimenti le banche non proporrebbero questi strumenti! A ben vedere, il derivato determina un aumento delle entrate di cassa, a cui corrisponde però un aumento delle immobilizzazioni finanziarie. Uno dei rischi collegati agli strumenti derivati è proprio questo, cioè che il loro costo viene mascherato da un mispricing, cioè da un prezzo anche molto diverso, lontano rispetto al valore di mercato. Un operatore non qualificato non può dunque determinare il vero costo dell’operazione. In definitiva, potremmo dire che i derivati costituiscono una tecnica di ingegneria finanziaria, di contabilità creativa che realizza a tutti gli effetti, con l’acquisto di prodotti finanziari, la contrazione di un debito non contabilizzato: e proprio i debiti non contabilizzati hanno portato, alla lunga, la multinazionale statunitense dell’energia, Enron, al fallimento.

Subprime: sono quei prestiti che vengono concessi ad un soggetto che ha avuto problemi nella sua storia di debitore, e quindi non può accedere ai tassi di interesse di mercato. Un’attività subprime si qualifica quindi prevalentemente per la condizione svantaggiata e inaffidabile della parte debitrice. Esiste un’ampia varietà di strumenti di credito: la più nota nelle cronache di questi tempi è quella dei mutui subprime, ma esistono anche prestiti d’auto subprime e carte di credito subprime. Con un ambiente economico in costante fluttuazione ed con un debito dei consumatori in crescita costante, i prestatori tradizionali sono diventati più cauti ed hanno abbandonato un grande numero di potenziali clienti. Statisticamente, circa il 25% della popolazione americana cade nella categoria subprime: dal 1998, il 25% dei mutui ipotecari concessi sono stati classificati come subprime. Come si può intuire, i prestiti subprime sono rischiosi sia per i creditori sia per i debitori, vista la combinazione di alti tassi di interesse, cattiva storia creditizia e situazioni finanziarie poco chiare da parte di chi accede a questo tipo di credito. Ritorniamo nel dettaglio ai mutui subprime: un mutuo subprime è, per definizione, un mutuo concesso ad un soggetto che non poteva avere accesso ad un tasso più favorevole nel mercato del credito. I debitori subprime hanno tipicamente un basso punteggio di credito e storie creditizie fatte di inadempienze, pignoramenti, fallimenti e ritardi. Poiché i debitori subprime vengono considerati ad alto rischio di insolvenza, i prestiti subprime hanno tipicamente condizioni meno favorevoli delle altre tipologie di credito. Queste condizioni includono tassi di interesse, parcelle e premi più elevati. Come si sono difesi coloro che negli Stati Uniti proponevano questo genere di mutui, e che hanno determinato la attuale crisi finanziaria? Hanno sottolineato il ruolo che questa tipologia creditizia ha avuto nel permettere l’accesso al credito a consumatori che, diversamente, non l’avrebbero mai avuto. D’altra parte, i critici hanno denunciato una condotta quanto meno avventata da parte di chi ha accettato clienti chiaramente privi delle risorse per soddisfare i termini dei contratti. A partire dal 2006 è emersa l’insolvenza di centinaia di migliaia di debitori che avevano sottoscritto mutui subprime, e per molte compagnie prestatrici è stato inevitabile presentare istanza di bancarotta.